Finanza d'impresa & Formazione

Stato patrimoniale

Stato Patrimoniale, come migliorare lo stato patrimoniale, pro soluto
Pasquale Stefanizzi
Pasquale Stefanizzi

Esperto in Rapporti
Banca-Impresa & Crowdfunding

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Partendo da cos’è lo Stato Patrimoniale, cercherò di descrivere come migliorare lo Stato Patrimoniale attraverso la cessione dei crediti pro soluto.

Questo è un tema molto importante e molto interessante perché è possibile migliorare con poco la qualità  della struttura dello Stato patrimoniale

Cos’è lo Stato Patrimoniale

In economia aziendale, com’è già stato indicato per il conto economico, lo stato patrimoniale è uno dei due prospetti del bilancio d’esercizio.

Completano il Bilancio d’esercizio, insieme a Stato Patrimoniale e Conto Economico: nota integrativa e relazione sulla gestione. Da qualche anno, nella nota integrativa, è esplicitato anche il rendiconto finanziario.

La redazione del Conto Patrimoniale si effettua alla chiusura dell’esercizio (solitamente coincidente con l’anno solare 31 Dicembre).

Obiettivo dello Stato Patrimoniale è quello esplicitare la ricchezza dell’impresa (al netto dei debiti) e determinarne il suo patrimonio netto (stato patrimoniale definizione).

Dall’analisi dell’evoluzione dello Stato Patrimoniale (a consuntivo e a preventivo) è possibile cogliere la strategia dell’imprenditore, le sue difficoltà, lo stadio del ciclo di vita che sta vivendo.

Importanza dello stato patrimoniale

Tra le componenti del bilancio d’esercizio lo Stato Patrimoniale rappresenta le FONDAMENTA!

Quindi attenzione a chi è un imprenditore navigato ma anche a chi si approccia al finanziamento di una startup, affinché possa fare le scelte più sagge possibili!

L’importanza dello Stato patrimoniale risiede nell’equilibrio che l’imprenditore è capace di trovare tra tutte le componenti.

Non si sta parlando solo di equilibrio in termini di leverage, ma anche di equilibrio all’interno delle attività e tra loro, così come delle passività e al loro interno.

Per comprendere l’attitudine dell’imprenditore ad essere saggio basterà analizzare attentamente lo Stato Patrimoniale, cosa che fanno le banche quando emettono il rating.

Struttura stato patrimoniale

Lo stato patrimoniale del bilancio di esercizio è disciplinato dall’articolo 2424 del codice civile che specifica la struttura e indica lo schema obbligatorio prevede la suddivisione delle voci in attività e passività.

Per un approfondimento sulla struttura dello Stato Patrimoniale è necessario approfondire l’OIC 12 che disciplina la struttura e la presentazione dei documenti che compongono il bilancio d’esercizio, ivi compreso lo stato patrimoniale.

La scelta della struttura a sezioni divise e contrapposte è stata molto oculata da parte del legislatore perché si permette, già da una lettura veloce, di determinare la presenza o l’assenza degli equilibri strutturali ed infrastrutturali.

Per offrire contezza di queste prime analisi sarà necessario fare degli approfondimenti attraverso l’analisi degli indici di bilancio.

Le due sezioni divise e contrapposte dello stato patrimoniale

Le due sezioni dello Stato Patrimoniale, redatto si dice a sezioni divise e contrapposte, sono

  • la parte sinistra, denominata attività o Stato Patrimoniale attivo, in cui confluiscono gli impieghi, cioè le cose in cui l’imprenditore ha deciso di investire le risorse dell’impresa
  • la parte destra, denominata passività o Stato Patrimoniale passivo, in cui sono specificate le fonti di finanziamento, ovvero come l’impresa si è procurata le risorse per effettuare gli impieghi indicati.

L’imprenditore può ottenere le risorse di cui necessita facendo affidamento a:

  • risorse proprie, indicate con l’accezione di capitale di rischio. Le componenti del capitale di rischio sono diverse, tutte ricomprese nel patrimonio netto. Al capitale di rischio ho dedicato un post specifico.
  • risorse di terzi, ovvero il complesso delle risorse che diversi stakeholders hanno investito all’interno dell’impresa a vario titolo. C’è chi, come le banche, ha offerto nuova finanza; chi, come i fornitori, che ha offerto dilazioni di pagamento; chi, come i dipendenti, che hanno affidato i risparmi della propria vita lavorativa (TFR).

Voci dello Stato Patrimoniale

Nella sezione di sinistra si distinguono:

  • immobilizzazioni – nella quale confluiscono gli investimenti effettuati dall’imprenditori in beni che determinano la struttura dell’impresa. Come ad esempio: fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature, software, brevetti, partecipazioni.
  • Attivo circolante – in cui confluiscono gli stock (alla data di chiusura dell’esercizio) di rimanenze, crediti e disponibilità.

Nella sezione di destra si distinguono:

  • Patrimonio netto – ovvero il capitale di rischio.
  • Debiti + TFR – ovvero le risorse ottenute da terzi soggetti sia a titolo di finanziamenti sia a titolo di dilazioni.
  • Fondi rischi e fondi oneri – che rappresentano delle riserve di liquidità che l’imprenditore precauzionalmente crea per fronteggiare eventi negativi futuri incerti.

Tralascio di menzionare ratei e risconti cui magari cercherò di dedicare specifico spazio in futuro.

Come migliorare lo Stato Patrimoniale

Per rispondere alla domanda “come migliorare lo Stato Patrimoniale” sarebbe necessario fare approfondimenti specifici voce per voce.

C’è però un principio di base che vale come regola: ridurre il totale dello Stato Patrimoniale per ridurre l’indice di indebitamento (ciò soprattutto per le imprese molto indebitate).

Ho già dedicato ampio spazio all’indice di indebitamento e a come migliorare il leverage.

Nei precedenti post però ho dato più spazio al miglioramento per effetto dell’incremento del denominatore, ovvero del patrimonio netto. Indubbiamente incrementare il patrimonio netto è fondamentale per far crescere in equilibrio un’impresa.

E’ possibile però migliorare lo Stato Patrimoniale anche riducendo il numeratore che, in economia aziendale, è denominato Capitale Investito.

La riduzione del Capitale Investito migliorerebbe anche (a parità di marginalità) il ROA e, quindi, la redditività della gestione caratteristica e, di conseguenza, si otterrebbe un effetto positivo sul ROE!

A questo aspetto però dedicherò più spazio non appena ci sarà la possibilità.

Oggi focalizzo l’attenzione sulla riduzione del capitale investito per effetto di un contenimento degli stock per certi versi “inutili” come i crediti v/clienti!

Offrire maggiori dilazioni ai propri clienti è sempre un gesto di apertura al mercato ma fa in modo che il rischio d’impresa aumenti per effetto dell’aumento del rischio di credito.

Aumentare le dilazioni significa individuare risorse finanziarie per finanziare la differenza tra il ciclo attivo, il ciclo passivo ed il ciclo delle rimanenze! Per un approfondimento vi consiglio di leggere il post dedicato ai cicli d’impresa.

Una buona “politica di bilancio” consiste nel ridurre l’ammontare dei crediti per effetto di una loro cessione a titolo definitivo, ovvero ribaltando sull’acquirente i rischi di mancato pagamento.

Per fare ciò è possibile operare una cessione dei crediti prosoluto.

Pro soluto e pro solvendo: definizioni, differenze, opportunità delle due tipologie di cessione del credito

Pro soluto e pro solvendo sono le formule attraverso le quali è possibile effettuare la cessione del credito e migliorare il bilancio patrimoniale.

Nella prassi un’impresa che è titolare di un credito, per esempio nei confronti di un suo cliente, avendo necessità di entrare immediatamente nelle disponibilità delle somme cede il credito (solitamente ad una banca).

Questa operazione è conosciuta, appunto, col nome di “cessione del credito”.

Il titolare del credito sarà il cedente, la banca il cessionario ed il cliente del cedente il debitore ceduto.

Pro soluto e pro solvendo non è una differenza di poco conto perché, in ragione della tipologia della cessione, cambiano le modalità e gli obblighi che intercorrono tra le parti.

Pro solvendo

La cessione pro solvendo è l’usuale anticipo fatture, ovvero la possibilità di ANTICIPARE il credito lasciando invariati le responsabilità, i rischi e le incombenze su tutti i soggetti coinvolti.

Se il debitore ceduto non dovesse pagare il cessionario alla scadenza, quest’ultimo si rifarà sul cedente chiedendogli indietro il valore dell’anticipazione. Sarà cura e onere del cedente avviare la attività di incasso coatto del credito.

Pro soluto

Attraverso la cessione del credito pro soluto, il cedente cede oltre al credito anche ogni responsabilità relativa al corretto adempimento dell’obbligazione da parte del debitore.

Obbligo del cedente è di provare che il credito esiste e può essere ceduto, perché non esistono particolari vizi, né cause di annullamento o nullità.

Migliorare lo stato patrimoniale come si fa

Con la cessione pro soluto ogni rischio e responsabilità passa in testa al cessionario (solitamente una società di factoring o un operatore di invoice trading).

Il passaggio di tutti i rischi fa sì che l’operazione di cessione del credito prosoluto aumenti di prezzo. Quali vantaggi ci sono in termini di bilancio?

La cessione pro soluto IAS compliance consente di ottenere i seguenti vantaggi

  • Riduzione dell’ammontare dei crediti, quindi dell’attivo circolante quindi del totale dell’attivo quindi dell’indice di indebitamento quindi del ROA,
  • Riduzione del debito di breve periodo, quindi della Posizione Finanziaria Netta, quindi del totale del passivo quindi dell’indice di indebitamento quindi del ROA.

Questi miglioramenti si traducono in un miglioramento del rating della banca ed una riduzione del pricing del futuro debito.

In sostanza quindi la cessione pro soluto dei crediti, a fronte di un investimento iniziale in un costo più alto, fa sì che, per l’impresa utilizzatrice, si possa ridurre il costo del futuro debito.

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