Rapporto di indebitamento - A Scuola d'Impresa -

Rapporto di indebitamento: cos’è e perché è importante sono gli interrogativi con cui dovrebbero confrontarsi gli imprenditori prima di capire come migliorarlo.
Di solito, è in prossimità dell’approvazione del bilancio che si scopre che l’azienda è molto indebitata rispetto ai mezzi propri ma allora non ci sarà più nulla da fare.
Non c’è bisogno che si aprano interrogativi difficili e si ricerchino soluzioni astronomiche, come migliorare il rapporto di indebitamento è più semplice di quanto previsto… è necessario mettere mano al proprio portafoglio… e basta?
Prima di offrire delle ipotesi per migliorare il rapporto di indebitamento cerchiamo di capire del rapporto di indebitamento: cos’è e perché è importante (in questo scritto si dirà perché è importante per avere il finanziamento dalle banche). Ne ho parlato durante la serata sul Finanziamento dalle banche o forme innovative? Di seguito un estratto

rapporto di indebitamento
Rapporto di indebitamento

Cos’è il rapporto di indebitamento?

E’ una banalissima divisione tra il totale del capitale investito ed il totale dei mezzi investiti dall’imprenditore (PATRIMONIO NETTO).
Il rapporto di indebitamento è definito in tanti altri modi: leverage, leva finanziaria; mentre il suo reciproco (PN/TA) è denominato rapporto di indipendenza finanziaria… non dice null’altro che quanto dice il rapporto di indebitamento in senso contrario!
Scoperto cosa sia, capiamo quale debba essere l’obiettivo da raggiungere.

Qualcuno potrebbe immaginare che un rapporto di indebitamento basso (magari pari a 1) fosse ideale, invece no! Perché l’imprenditore così starebbe investendo nella propria impresa esclusivamente il suo capitale. La remunerazione ottenuta non potrebbe crescere in senso assoluto perché menomata dallo scarso investimento di capitale.

Immaginando che l’impresa remuneri il 10% e che il costo del debito sia il 5%. L’imprenditore se si indebitasse potrebbe lucrare la differenza 10%-5% moltiplicata appunto per il rapporto di indebitamento. Se si fermasse a 1 non offrirebbe alcun plus per l’impresa.

Qual è l’ideale?

L’imprenditore deve cercare l’EQUILIBRIO. Per ottenere un’elevata remuneratività dall’effetto leva ma che non lo metta in situazioni di rischio finanziario. Difficili da gestire qualora il suo indebitamento crescesse troppo!
Non esprimiamo numeri, a differenza di quanto facciano molti: 3, 4, 5, ecc. Perché non esiste il numero perfetto. Esiste la coerenza e la specificità della propria impresa, del settore di appartenenza, dell’attitudine al rischio, della capacità del sistema finanziario di seguire l’imprenditore.

Perché è importante?

Il rapporto di indebitamento è importante perché ci dice quanto siamo indebitati con l’ambiente esterno (non solo banche ma anche fornitori, dipendenti, Stato, ecc). A parere di chi scrive, sotto l’aspetto patrimoniale, forse è il più importante indicatore (sicuramente lo è tra i primi 3 indicatori patrimoniali).

Crisi d’impresa e rapporto di indebitamento

L’importanza del rapporto di indebitamento è stata sottolineata, di recente, anche dalla legge 19 ottobre 2017, n. 155, recante “Delega al governo per la riforma delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza” la quale è nata dall’esigenza di provvedere ad una riforma organica della materia dell’insolvenza e delle procedure concorsuali.

Per analizzare questo importante capitolo, abbiamo ripreso quanto magistralmente riportato nell’articolo “Aggravio debitorio per la tardiva gestione della crisi: profili di responsabilità degli amministratori, dei sindaci e delle istituzioni finanziarie anche alla luce della riforma in corso” per portare alla vostra attenzione l’importanza che in futuro avrà ancora di più il rapporto di indebitamento per ottenere credito dalle banche.

Nel merito dell’attuazione della delega, nel dicembre 2017, il Ministero della Giustizia ha formulato il primo progetto Rordorf, poi modificato ed integrato, come emerso dal testo dello schema di decreto legislativo (c.d. “Schema Rordorf II”) oggetto di deliberazione preliminare del Consiglio dei Ministri in occasione della riunione dell’8 novembre 2018.

In quest’ottica sono stati dettati i principi generali e sono state definite alcune nozioni di particolare importanza, tra cui la definizione di “Crisi”, la quale non equivale all’insolvenza in atto, ma implica un pericolo di futura insolvenza.

Un elemento di particolare novità è rappresentato, secondo taluni commentatori, dal sistema di allerta della crisi, che a sua volta poggia su obblighi organizzativi e di segnalazione. Questi ultimi previsti all’art. 13 dell’emanando Codice della Crisi e dell’Insolvenza, che menziona indicatori della crisi c.d. “significativi”.

Nello specifico, costituiscono indicatori di crisi: “gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi.

Indicatori significativi

Sono indicatori significativi, a questi fini, il rapporto tra flusso di cassa e attivo, tra patrimonio netto e passivo, tra oneri finanziari e ricavi. Costituiscono altresì indicatori di crisi reiterati e significativi ritardi nei pagamenti, anche sulla base di quanto previsto nell’articolo 24”.

I commentatori che si sono posti su un piano critico nei confronti della suddetta disposizione, sostengono che detti indicatori rechino in sè “un rischio di falsi positivi”, ossia di allerta in assenza di una reale situazione di crisi.

Detto parere è stato condiviso dalla Commissione della Camera dei Deputata la quale ha come di seguito affermato: “all’articolo 13, gli indicatori significativi ai fini della crisi ivi previsti (rapporto tra flusso di cassa e attivo, tra patrimonio netto e passivo, tra oneri finanziari e ricavi) rischierebbero di risultare inattendibili, essendo preferibile a tal fine il riferimento ad aree di verifica più rilevanti, quali la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi”.

In sintesi

Il rapporto di indebitamento è importante perché è:

  • tra quelli che il legislatore considererà come predittore della crisi d’impresa,
  • molto impiegato dalle banche per capire se l’impresa è molto esposta nei confronti del sistema terzo (rispetto al sistema proprio),
  • l’indicatore che giudica il livello di equilibrio patrimoniale,
  • offre un’indicazione di quanto l’impresa si possa spingere per migliorare la redditività propria rispetto al costo sostenuto per indebitarsi.

A breve alcuni interessanti modalità “innovative” per migliorare il rapporto di indebitamento.

Nel frattempo il suggerimento è di provare a rispondere alle domande del questionario “Scopri gratis se la tua azienda andrà in crisi!“, col quale RAPIDAMENTE potrete avere utili indicazioni sullo stato di salute della vostra impresa.

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