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Il bilancio di esercizio è lo strumento principale che hanno imprenditori e imprese per far conoscere se stessi!

A torto o ragione, il bilancio di esercizio è lo strumento dal quale la banca parte per definire il rating.

Per quanto mi riguarda, il bilancio di esercizio è talmente importante da avergli già dedicato, all’interno di questo blog, tanti articoli che vi invito ad andare a rileggere:

Un motivo in più per interrogarsi sul futuro del bilancio di esercizio 2020, dei suoi risultati ma soprattutto di quanto si possa fare (per quanto possibile) per migliorarlo.

Ci si aspetta un peggioramento dei bilanci 2020 per quasi tutte le imprese, a causa del lockdown e della recessione che sta conseguendo alla pandemia.

Ho dedicato allora una delle “lezioni di impresa” all’analisi degli elementi salienti dello Stato Patrimoniale del bilancio di esercizio al fine di comprendere cosa gli imprenditori possano fare per migliorarlo!

Come dico sempre a lezione e durante il confronto con gli imprenditori, più è grave la malattia più amara sarà la medicina.

La capitalizzazione d’impresa

Purtroppo la gravità della malattia dello Stato Patrimoniale ha sempre più spesso una soluzione: la capitalizzazione dell’impresa!

La capitalizzazione dell’impresa deriva dalla presa di consapevolezza dell’imprenditore che è arrivato il momento di condividere il rischio della SUA impresa con tutti i finanziatori.

Molto spesso purtroppo gli imprenditori hanno una realtà viziata, è come se il patrimonio della propria impresa fosse il loro, sottovalutando che impresa e persona sono entità diverse!

Entità non solo giuridicamente diverse (ricordiamo come le società si distinguono proprio per la presenza della “personalità giuridica propria”) ma, soprattutto, patrimonialmente diverse!

Come migliorare il bilancio di esercizio 2020

Le imprese italiane si distinguono per la profonda sottocapitalizzazione!

Ne ho parlato abbondantemente negli articoli:

Un primo riequilibrio passa quindi dalla patrimonializzazione dell’impresa, ovvero? Dal conferimento di nuove risorse in azienda!

E’ importante la patrimonializzazione dell’impresa per assorbire ALMENO l’eventuale perdita del 2020 e per non ridurre ulteriormente il patrimonio sociale.

E’ consapevole di questa necessità anche il Governo che ha pensato due interessanti ed intelligenti forme di incentivo alla patrimonializzazione!

Rivalutazione beni d’impresa

Nel D.L. 104/2020, all’art. 110, il Governo ha proposto la possibilità di Rivalutazione generale dei beni d’impresa e delle partecipazioni 2020 (ad esclusione dei c.d. “immobili merce”).

A differenza del passato, in questo caso:

  • sarà possibile effettuare una rivalutazione anche solo civilistica
  • non sarà necessario che la rivalutazione interessi i beni appartenenti alla medesima categoria omogenea
  • nel caso in cui si decidesse di affrancare fiscalmente i maggiori valori
    • l’imposta sostituiva ammonta solo al 3% (senza distinzione tra beni ammortizzabili e non ammortizzabili)
    • il maggior valore dei beni è riconosciuto ai fini fiscali (redditi e Irap) a partire dall’esercizio successivo a quello della rivalutazione (in generale, dal 2021)

Il saldo attivo di rivalutazione andrà imputato a capitale oppure appostato in una “riserva da rivalutazione” che ai fini fiscali è considerata in sospensione d’imposta.

È possibile affrancare, anche parzialmente, tale riserva mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva Ires o Irap pari al 10%.

Cosa potrà e cosa non potrà essere oggetto di rivalutazione

Potranno essere oggetto di rivalutazione le seguenti categorie di beni:

  • immobilizzazioni materiali ammortizzabili e non ammortizzabili Ad esempio: immobili (compresi i terreni), automobili, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali
  • immobilizzazioni immateriali, costituite da beni consistenti in diritti giuridicamente tutelati.
    Ad esempio: brevetti o diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno, diritti di concessione, licenze, marchi, know-how
  • partecipazioni, costituenti immobilizzazioni finanziarie, in società controllate o collegate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile.

Non potranno essere oggetto di rivalutazione:

  • i beni materiali e immateriali alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa (come ad esempio: materie prime, merci, prodotti finiti, etc.)
  • l’avviamento, i costi pluriennali, i beni monetari
  • le partecipazioni che non siano di controllo o di collegamento ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile
  • le partecipazioni che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, ancorché considerate di controllo o di collegamento ai sensi del citato articolo 2359 del codice civile.

Crediti d’imposta per i nuovi versamenti e Fondo patrimonio PMI

Nel D.L. 34/2020, all’art. 26, il Governo ha proposto una norma dal titolo Rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni.

Il tempo per effettuare gli interventi è breve, tutto scade il 31.12.2020 (a meno di proroghe), perché sono legati al quadro temporaneo sugli aiuti di Stato varato dalla Commissione UE per rispondere alla crisi economica causata dalla pandemia.

Requisiti per la patrimonializzazione

  • società con ricavi tra 5 e 50 milioni di euro
  • colpite dalle pandemia per via di una riduzione complessiva dei ricavi nei mesi di marzo e aprile 2020 pari ad almeno il 33% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente
  • che deliberino ed eseguano un aumento di capitale a pagamento e integralmente versato.

Credito d’imposta per gli investitori

Credito d’imposta, pari al 20%, a favore di persone fisiche e giuridiche che effettuano conferimenti in denaro, per un ammontare non superiore ai 2 milioni di euro.

Il credito è concesso a condizione che

  • l’aumento di capitale sia sottoscritto e versato entro il 31 dicembre 2020
  • gli investitori si impegnino a detenere la partecipazione nella società fino al 31 dicembre 2023
  • la distribuzione di riserve prima di tale data da parte della società conferitaria comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo di restituire il credito insieme agli interessi legali.

Il credito d’imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui l’investimento è effettuato e in quelle successive, fino a quando non se ne conclude l’utilizzo nonché, a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui l’investimento è effettuato, anche in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997, e non concorre alla formazione reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP.

Credito d’imposta per le imprese conferitarie

La società conferitaria può beneficiare di un credito d’imposta

  • pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto, calcolato al lordo delle perdite stesse, fino a concorrenza del 30% dell’aumento di capitale
  • comunque nei limiti previsti dal Quadro Temporaneo sugli aiuti di Stato (800.000 euro, ovvero 120.000 euro per le imprese operanti nel settore della pesca e dell’acquacoltura o 100.000 euro per le imprese operanti nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli)
  • il credito di imposta è subordinato al soddisfacimento, da parte della società conferitaria, di alcune specifiche condizioni di “virtuosità”
    • non deve rientrare nella categoria delle imprese in difficoltà
    • deve trovarsi in una situazione di regolarità fiscale e contributiva
    • deve trovarsi in una situazione di regolarità con le disposizioni vigenti in materia di normativa edilizia e urbanistica, del lavoro, della prevenzione degli infortuni e della salvaguardia dell’ambiente
  • la distribuzione di riserve prima del 1º gennaio 2024 da parte della società comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo di restituire l’importo, comprensivo degli interessi.

Il credito è utilizzabile in compensazione a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione relativa al periodo in cui l’investimento è effettuato e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP.

Per i crediti di imposta previsti dall’Articolo 26 del Decreto Rilancio è autorizzata la spesa nel limite complessivo massimo di 2 miliardi di euro per il 2021.

Fondo patrimonio PMI

Il fondo patrimonio PMI è finalizzato alla sottoscrizione, entro il 31 dicembre 2020, di obbligazioni o titoli di debito subordinati.

Le società emettenti devono avere:

  • ricavi fra i 10 e i 50 milioni di euro
  • dipendenti inferiore a 250
  • effettuato, entro il 31 dicembre 2020, un aumento di capitale pari ad almeno 250.000 euro.

Lo Stato, per mezzo di Invitalia, si impegna a sottoscrivere un debito subordinato (quasi-equity) emesso dall’impresa per un ammontare massimo pari al minore tra 3 volte l’aumento di capitale privato ed il 12,5% del fatturato 2019.

Gli strumenti finanziari sono remunerati ad un tasso agevolato e non è prevista una valutazione del merito di credito per l’accesso alla misura.

I prestiti hanno una durata di sei anni (salva la facoltà di rimborso anticipato dopo 3 anni) e il tasso di rendimento è quello moderato, previsto dal Temporary Framework.

Obiettivo della misura è quello di avere la liquidità necessaria per pagare capitale circolante, costi del personale, investimenti per espansione o ammodernamento.

Vengono incentivati gli investimenti finalizzati alla sostenibilità ambientale o all’innovazione tecnologica, oltre che a fronte del mantenimento dei livelli occupazionali, attraverso una riduzione del valore di rimborso. A salvaguardia delle risorse pubbliche sono previsti obblighi informativi e il monitoraggio sull’andamento delle imprese beneficiarie.

Il provvedimento prevede un processo di richiesta ed erogazione semplice e rapido, gestito dal Gruppo Invitalia.