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Perdite su crediti e reddito d’impresa è un post col quale cercherò di farvi capire che lavorare molto non è sempre sintomo di “felicità”.

Solitamente le imprese per aumentare i volumi di vendite adottano 2 strategie, spesso una combinazione due (ancora più deleteria):

  • abbassano i prezzi medi di vendita (se vendo formaggio l’€/kg, se vendo costruzioni l’€/mq, se vendo consulenza l’€/h),
  • aumentano i tempi medi d’incasso.

Adottare la seconda strategia però mette l’impresa di fronte al “rischio di credito”, ovvero alla possibilità che possa non essere pagata.

Non perché la persona che riceve credito, ab origine, non voglia pagare ma perché con l’allungamento del tempo possono modificarsi tante di quelle cose per cui alla fine non paga.

In contabilità questo fatto viene evidenziato nel conto “Perdite su crediti” che riduce il reddito.

Prima però di arrivare a parlare delle perdite su crediti, l’imprenditore alla fine degli anni potrà (dovrà) mettersi da parte dei soldi.

Per contenere il rischio di credito ridurrà il reddito (svalutazione crediti) per creare il c.d. fondo svalutazione crediti.

In verità il valore del credito dovrà ridursi del valore del rischio “specifico” (presunto valore di realizzo, ovvero del valore ammortizzato per le imprese di più importante dimesione).

La natura della perdita su crediti (definitiva) o della svalutazione del credito (presunta) è ECONOMICA, ciò significa che andrà a ridurre il reddito d’impresa… Morale della favola lavoriamo per il nulla!!!

La relazione allora tra perdite su credito e reddito è forte e spiega in nesso, sotto questo aspetto, tra equilibri: economico e finanziario.

Il rischio dell’impagato di un credito vi riduce il reddito, di conseguenza il disequilibrio finanziario induce un disequilibrio economico!!!